Il ménage-à- trois più ambiguo degli anni 70, raccontato da chi ci stava dentro (con gran piacere e nessuna gelosia)

«La vuole sapere la cosa più strana del mio ménage-à-trois, con Salvador Dalì e Gala (Éluard Dalí, moglie del pittore, ndr)? La curiosità della gente, che non finisce mai», mi dice Amanda Lear, ridendo. «Ma cosa ci sarà di così strano a stare in tre invece che due? Lo fanno tutti: dai re, ai principi, perfino i presidenti della Repubblica e molti comuni mortali….», continua Amanda, che attribuisce il merito della sua riuscita relazione multipla, durata 17 anni,  all’intelligenza e al savoirvivre della moglie del suo amante. «Gala era un’esperta di triangoli: lo aveva già vissuto, con lei al centro, insieme al primo marito Paul Eluard e a Max Ernst, che condussero un’interessante vita a tre, prima di partire, insieme, per una vacanza a Cadaqués, dove Gala incontrò Salvador. Per quest’uomo 11 anni più giovane di lei, lasciò marito e amante e decise di sposarsi per la la seconda volta», mi racconta Amanda, non nascondendo una certa nostalgia per quel periodo. «Questa donna straordinaria fu di una generosità assoluta: mi accolse immediatamente in seno alla sua coppia. Siamo rimaste amiche fino alla sua morte, capiva che ero una ricchezza, non un ostacolo», continua la soubrette, aggiungendo: «Certo, per realizzare un triangolo come il nostro occorre una certa classe. Non eravamo la coppia del commendatore squallido, con la villa in Sardegna, che ha l’amante nascosta e mantenuta, a cui racconta in continuazione bugie.Volavamo molto alti, non ci nascondevamo mai, anzi, andavamo tutti e tre insieme in vacanza, alle prime teatrali, a Parigi, a Londra, a New York, eravamo felici e innamorati pazzi…».

Non eravate gelosi? «Mai, non lo siamo mai stati. La gelosia è un sentimento molto borghese, che non faceva parte della concezione che avevamo della vita». «Si immagina persone come noi, che frequentavamo Andy Warhol, Fellini, Rostropovich o Onassis, fare scenate di gelosia? Eravamo su altri livelli», racconta la donna che non avrebbe mai voluto prendere il ruolo della moglie. «In un triangolo meglio fare l’amante. Non hai il nome o il conto in banca, ma sei libera, non hai doveri, solo piaceri: la legge o la religione non ti obbligano ad essere fedele fino alla morte e non hai bisogno di stare con il tuo amante tutti i  giorni, vederlo mentre si lava i denti o sta sotto la doccia», dice la cantante, che all’epoca della sua relazione con il pittore surrealista viveva fra Londra e Parigi ed era all’apice della sua lunga carriera.

«E poi non capisco perché la gente non può fare a meno di vivere insieme, di sposarsi, perfino i gay, che ora non vedono l’ora di convolare. Per me non ha mai avuto senso». E ancora: «L’amore allo stato puro, come il nostro, non ha bisogno di sesso o di fedeltà. Dalì era totalmente impotente, incapace di avere qualsiasi rapporto sessuale. Non ha mai fatto l’amore in vita sua, era un mistico, che dipingeva il Cristo e la Vergine, andava dal Papa, non come il suo amico e contemporaneo Picasso, che pensava solo a quello».
E quando le chiedo se questo non fosse un grave inconveniente per un rapporto amoroso, risponde: «Non mi sono mai divertita così tanto con un uomo».
«Salvador non era bello, non aveva un fisico atletico come i giovanotti con cui esco da qualche anno ed era molto più anziano di me, ma con lui non mi sono annoiata un istante: mi faceva ridere, mi parlava in continuazione delle cose più interessanti del mondo, era unico e straordinario. Non ho mai più incontrato un uomo di questo livello», dice Amanda, in estasi al solo pensiero di questa sua storia. Ma quando le chiedo se consiglierebbe alla sua migliore amica di vivere in triangolo amoroso, l’esperta dice candida: «Non credo che le coppie libere e aperte siano felici. Quando il tuo cuore batte forte per una sola persona è così bello! Perché complicare le cose semplici e meravigliose come l’amore?».

 

vanityfair.it

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