Nato a Chicago il giorno 3 agosto 1950, John Landis è l’autore di molti film cult tra cui il mitico “The Blues Brothers” (con John Belushi e Dan Aykroyd) e “Un lupo mannaro americano a Londra”. E’ solo un adolescente quando inizia a lavorare come portalettere per la famosa casa di produzione cinematografica 20th – Century Fox. Nelle sue pellicole, ancora oggi considerate pietre miliari del cinema di ogni tempo, si nota la sua sensibilità adolescenziale caratterizzata da una vena trasgressiva e fantastica.

Questa esperienza e la sua lunga gavetta gli permettono di conoscere moltissimi personaggi importanti, di cui raccoglierà una ricca serie di aneddoti. Raggiunge un discreto livello di confidenza con Alfred Hitchcock: quando al maestro giunge la notizia di un riconoscimento alla carriera da parte dell'”American Film Institute”, egli commenta sarcasticamente davanti a John Landis: “Questo significa che sono morto“.

Animato da una notevole forza di carattere e da una grande voglia di lavorare, John Landis passa gli anni della sua gavetta frequentando quanto più possibile i set cinematografici. L’entusiasmo lo spinge a lavorare come assistente di produzione per molti film diversi. E’ il 1978 quando finalmente può mettersi alla prova e farsi conoscere con il suo “Animal House“: il risultato pare un vero trionfo.

La critica cinematografica internazionale si è sempre divisa sulla valutazione dell’eclettico regista: c’è chi lo riconosce come autore di culto, e chi lo considera un semplice autore di commedie un po’ troppo sopravvalutato. John Landis sfugge le polemiche definendosi un “buon artigiano”, rinunciando forse alle responsabilità che la sua figura di autore comporta.

La sua non sembra una falsa modestia: Landis, che non mai perso la sua venerazione nei confronti degli autori classici, è da sempre un cinefilo a 360 gradi. E’ capace di frequentare con la stessa passione una retrospettiva di Federico Fellini e, nello stesso tempo calarsi con godimento nelle pellicole più trash. Possiede una collezione di cimeli e manifesti autografati da celebri cineasti.

Come scrive Fabrizo Marchetti su film.it:

John Landis appartiene a quella generazione proveniente dal sessantotto che ha cercato di impadronirsi dei mezzi di comunicazione per operare una ribellione dall’interno, cercando di rovesciare i meccanismi dell’industria culturale attraverso il consolidamento della comicità demenziale, un genere che intende incrinare a colpi di eccessiva insolenza la facciata conformista della società. Scorrendo i personaggi dei suoi film si può notare come il regista abbia sempre cercato di esprimere il suo sguardo eversivo mettendosi dalla parte del “diverso”, dell’emarginato che piomba in un contesto armonico e ben ordinato e lo mette a soqquadro con la propria vena caotica.

biografieonline.it

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.